Molti sindaci continuano a considerare il camper un “nemico” da respingere, varando ordinanze creative che però, puntualmente, si scontrano con il Codice della Strada (in particolare l’Articolo 185, che equipara i camper alle normali autovetture se poggiano solo sulle ruote).
- Il boomerang dei divieti generalizzati: Il copione si ripete. Comuni che installano sbarre anti-camper (le famigerate barriere ad altezza) o cartelli di divieto assoluto di sosta per i soli autocaravan. Associazioni storiche come l’Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti e l’Unione Club Amici stanno collezionando vittorie al TAR. I tribunali amministrativi continuano a ribadire lo stesso principio: un Comune non può vietare la sosta a una categoria di veicoli solo in base alla loro tipologia, a meno che non ci siano comprovati problemi di staticità delle strade o motivi di sicurezza pubblica reali (e non presunti). Quando scatta il ricorso, le amministrazioni spesso preferiscono fare marcia indietro in autotutela per evitare di pagare le spese legali.
- La trappola dei divieti orari: L’ultima moda dei comuni costieri è vietare la sosta “dalle 22:00 alle 06:00”. Una mossa furbesca per impedire il pernottamento. Anche su questo, la giurisprudenza è chiara: se il camper è parcheggiato regolarmente e non “campeggia” (cioè non ha piedini giù, tendalini aperti o scalini fuori), l’ordinanza è discriminatoria e impugnabile.
“Maledetti Camperisti”: I comportamenti che rovinano la categoria
Non possiamo difendere la categoria dai sindaci ostili se prima non facciamo autocritica. L’aumento esponenziale di neofiti e di noleggi estivi ha portato sulle strade una quota di utenza che ignora l’ABC del buon camperista. Le segnalazioni di cittadini e amministratori si concentrano su tre piaghe:
- L’abuso del diritto di sosta (Campeggio abusivo): È la violazione più frequente. Parcheggiare in un normale stallo pubblico e tirare fuori cunei di livellamento, sedie, tavolini e aprire il tendalino. Questo non è parcheggio, è campeggio, ed è sanzionabile. Questo comportamento esaspera i residenti e offre su un piatto d’argento il pretesto ai Comuni per firmare i divieti.
- Gli scarichi “selvaggi”: Nonostante l’Italia sia piena di camper service, ci sono ancora incivili che aprono la valvola delle acque grigie (lavandino e doccia) nei tombini delle acque piovane, nei campi o lungo le piazzole di sosta delle statali. Un danno d’immagine devastante.
- L’effetto “Ghetto” nei parcheggi panoramici: Equipaggi che si aggregano occupando interi piazzali fronte mare, stendendo i panni sui cartelli stradali e occupando più stalli di quelli consentiti. La percezione di “degrado” che ne deriva è la miccia che fa scattare l’intolleranza locale.
Il turismo in camper è sinonimo di libertà, ma la libertà non è anarchia. Per ogni comune che abusa del proprio potere firmando ordinanze illegittime, c’è un camperista che abusa dello spazio pubblico comportandosi da padrone. Educazione e rispetto delle regole sono le uniche vere armi che abbiamo per difendere il nostro diritto di viaggiare.
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